BRAND TONO

Brand e tono di voce: personalità e coerenza

Le aziende – per comunicare al meglio con i propri clienti – devono porre particolare attenzione alla scelta del proprio tono di voce, per definire il modo di porsi con la propria audience, che caratterizzerà la personalità del brand stesso.
Una scelta chiara e di campo, necessaria per differenziarsi dai competitors, comunicare i valori dell’azienda e instaurare una relazione duratura e di valore con i clienti.
È possibile, perciò, scegliere diverse tipologie e registri di tono di voce (professionale, ironico, informativo…): fondamentale è che la strada imboccata sia coerente con le caratteristiche del brand.
Un metodo usato di frequente per poterlo definire in modo adeguato è quello di pensare alla propria azienda come ad una persona in carne e ossa, legando a tale personaggio obiettivi, passioni, valori comportamenti propri del brand e immaginando infine il linguaggio coerente a tali aspetti da utilizzare nella comunicazione  aziendale.

Un rapper incazzato col mondo potrebbe mai utilizzare lo stesso registro verbale di un ministro dell’economia che, dal Parlamento, spiega una manovra finanziaria?

BRAND SENTIMENT

Brand e valutazione sentiment

Uno dei concetti chiave nelle strategie di web marketing è rappresentato dalla capacità dei brand di offrire ai propri utenti in target di non vivere la relazione con la marca in forma passiva: nella comunicazione, sopratutto social, è fondamentale che i clienti/utenti/fan possano instaurare un dialogo, una dialettica diretta e costruttiva con i brand prescelti: sentirli come qualcosa di vicino se non, addirittura, di proprio.

Sulle diverse piattaforme del web. infatti, i consumatori possono esprimere liberamente i propri giudizi relativi ad un determinato prodotto/servizio. Ecco perché per qualsiasi azienda è indispensabile presidiare in modo corretto i social.
Intercettare eventuali critiche e poter rispondere ai dubbi degli utenti, offre l’opportunità – ad aziende o personaggi pubblici di qualsiasi dimensione – non solo di scongiurare un’eventuale crisi, ma anche rafforzare la propria notorietà agli occhi degli utenti.

La valutazione del sentiment è, perciò, un’attività che, oggi più di ieri, deve essere mai trascurata, né approcciata con superficialità.

La crescita di un brand passa, necessariamente, anche da qui.

8 maggio

Italia’s Growth Talent: l’8 maggio il Community Day

Il 9 Maggio 2020 dalle 9.30 alle 20 si terrà Italia’s Growth Talent, evento promosso da Growth Hacking Italia, la community di riferimento sul growth hacking in Italia, fondata da Gerardo Forliano.

Ma le attività partiranno già l’8 maggio: dalle 14 alle 20, infatti, ci sarà il Community Day.

L’evento sarà strutturato in quattro sale virtuali:

–  Sala Ambassadors

–  Sala Partners

–  Sala Startups

–  Sala Instagram & TikTok

Per tutte le informazioni su Italia’s Growth Talent e per acquistare il
biglietto, visitate il sito web: www.italiasgrowthtalent.it

I giornalisti qualificati che desiderano partecipare alla conferenza,
possono richiedere un free pass, scrivendo al seguente indirizzo
email: forlianogerardo@gmail.com

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Save The Date: 9 maggio, Italia’s Growth Talent

Italia’s Growth Talent è la prima conferenza italiana 100% on line sulla crescita delle aziende.

Memorizziamo questa data: 9 maggio.

E, già che ci siamo, anche questo hashtag: #IGTconf20.

Aziende ed esperti.

Tattiche ed esperimenti.

Formazione e networking.

Tutto e tutti di livello top.

Questo il sito ufficiale dove è possibile anche registrarsi e acquistare i biglietti per un evento che è, prima di tutto, qualità.

marketing-accessibile

Regalo (e marketing) d’autore: by Raffaele Gaito

Già online, gratuito, “Il marketing accessibile a tutti”, ebook firmato Raffaele Gaito: un regalo per la community e per chiunque voglia iniziare a sviluppare competenze legate a una disciplina sempre più attuale e trasversale.

Un regalo vero, perché l’autore è un professionista del marketing: brillante e tra i più autorevoli. E, in più, generoso. Doti che raramente si sintetizzano in un’unica persona, come sottolineato dal “nostro” Giovanni Cavaliere: «Raffaele Gaito insegna sempre qualcosa a tutti: condivide conoscenza non per vanità ma per utilità. I più grandi content creator non hanno come primo obiettivo la vendita di qualcosa; vivono nel desiderio profondo di trasmettere conoscenza effettiva. Questo loro impulso li proietta su un altro livello difficilmente raggiungibile anche da chi studia. È un’arte innata».

Novantaquattro pagine in poco più di 2 MB.

Pochi secondi per scaricarlo sul proprio desktop.

Questo ebook, per dirla con le parole dell’autore, è «un piccolo contributo alla causa della semplificazione e dell’accessibilità. Un piccolo glossario di marketing da tenere a portata di mano quando qualcuno usa un termine poco chiaro».

Andate e scaricate: buona lettura 😉

Johnny book

Da leggere: il nuovo libro di Giovanni Cavaliere

Beclay family è contenta perché Giovanni Cavaliere, cofounder della nostra agency, attraverso un post sui suoi canali social ha annunciato l’uscita del suo nuovo libro.

Parole, le sue, che – nel momento drammatico che tutti noi, a causa del Coronavirus, ci troviamo ad affrontare – assumono un significato ancora più importante: «Chi si ferma è perduto. Ecco il mio nuovo libro: frutto di un’analisi sperimentale (e verticale) su shopping experience e tecnologia nel punto vendita. Approccio direi scientifico quindi tanti numeri, esperimenti e modelli statistici. L’unico modo, secondo me, per dare valore a ciò che si dice».

Nel testo, Giovanni Cavaliere analizza l’impatto delle nuove tecnologie sullo shopping experience nel punto vendita: dati e numeri a cui, come sempre, trasferisce il valore di un’interpretazione qualitativa adatta a spiegare, nel modo più diretto, le dinamiche che regolano l’approccio all’acquisto (e alla vendita) di un pubblico sempre più informato.

Il libro è già disponibile su Amazon e Kindle.

A Giovanni e alla sua nuova creatura, da tutti noi, tantissimi auguri.

Beclay TrasfDigitale

Trasformazione digitale: il futuro è oggi

Parlare di digital transformation oggi è “moderno” e “di moda” ma spesso viene fatto un grande errore di fondo. Spesso si fa coincidere la digital transformation con la tecnologia. Un altro errore tipico è quello di associare il concetto di digital strategy soltanto al marketing. 

La digital transformation riguarda soprattutto le persone, le relazioni, i comportamenti e la cultura ed è possibile grazie a tecnologia e trasformazione dei processi in chiave digitale spinta da persone che hanno la volontà di cambiare e ad un’organizzazione che sia pronta al cambiamento.

Il digitale, come possiamo vedere già oggi, ha impatto sulle persone e sulla vita reale. Proprio per questo non ha più senso scindere il digitale dal reale poiché sono un’unica cosa e vanno governati insieme. 

La trasformazione non è altro che un processo innovativo così potente che riscrive regole, cambia altri processi, migliora le relazioni e rende più efficiente un’organizzazione. La trasformazione richiede poi del tempo proprio perché è un processo: tempo ed organizzazione, nessun cambiamento avviene in un periodo circoscritto poiché tutto si trasforma in continuazione, basti guardare a ciò che è successo negli ultimi 10 anni: democratizzazione dell’informazione, sviluppo nuove professioni ed oggi siamo nell’era delle relazioni tra oggetti, dell’intelligenza artificiale che garantirà un continuo miglioramento e semplificazione delle nostre vite e subito dopo trasformerà nel profondo il mondo del lavoro e il lavoro stesso. Quindi stiamo entrando in un nuovo concetto di comunità, di società, che sarà diversa da quella vissuta fino ad oggi. 

Le imprese e la digital transformation          

Le imprese svolgono il ruolo di parte attiva. Le aziende che hanno scelto di dire no alla digital transformation stanno lentamente scomparendo dal mercato. C’è bisogno di coraggio, ovviamente, poiché ci sono implicazioni economiche, organizzative, produttive, umane. Ma è forse meglio attendere ed esser travolti?

I cambiamenti avvengono grazie ad un mix di tecnologie digitali, utilizzo di nuovi modelli che agiscono prima a livello culturale, rivoluzionando comportamenti e pratiche. Gli scenari futuri saranno sempre più concorrenziali e competere vorrà dire connettersi al cambiamento e apprendere continuamente, aumentare le skills che garantiscono comprensione e azione. Si sviluppa così la digitai enterprise e con questa la social digital firm, un nuovo modello di impresa basato su digital workplace, knowledge management, smart-working i cui tratti devono essere disegnati e ridisegnati di continuo, secondo un principio di co-progettazione iterativa che è proprio della rivoluzione che stiamo vivendo: senza una data ultima, senza un percorso tracciato e che sia condiviso, senza la volontà profonda al cambiamento, nessuna digital transformation può avere successo e ci si potrebbe ritrovare con gli output classici: avere un qualcosa che di digital ha soltanto l’ego aziendale, le slide da presentare a qualche evento e qualche articolo su giornali nazionali. Ed il tutto si eclissa in poco tempo senza un vero effetto sull’organizzazione, sul business e sull’efficienza. 

L’evoluzione passa dalla digital transformation 

«La cosa più pericolosa è quella di non evolvere». Jeff Bezos, fondatore di Amazon.

Per iniziare un processo di trasformazione digitale è necessario analizzare l’azienda ed il business e chiedersi se e quanto abbia rilevanza a livello digitale. Non bisogna però fare l’errore di pensare al digitale solo in chiave di fatturato e quindi di connessione business con il digital, piuttosto il tema è più profondo e riguarda l’allargamento dei confini dell’impresa tradizionale verso un nuovo consumatore (del futuro) puntando al digitale come elemento di connessione. 

Quando si decide di iniziare un percorso di trasformazione digitale è necessario avere una strategia che è un piano che prende in considerazione tutto il processo (orientato all’obiettivo), dalla a alla z. Ogni strategia digitale deve avere caratteristiche imprescindibili, ovvero deve essere: 

–      ABILITANTE, ovvero in grado di utilizzare la tecnologia digitale come un abilitatore per il cambiamento di processi, metodi, modalità e approccio;

–      ITERATIVA, cioè la trasformazione deve avere un approccio orientato al miglioramento continuativo grazie a feedback, confronto, test, prototipazione. 

–      SISTEMICA, coinvolgere più entità ed asset, non limitandosi cioè a toccare un’unica parte dell’azienda. 

–      MIGLIORATIVA, ovvero deve avere come obiettivo quello di apportare un miglioramento significativo che sia tangibile all’interno quanto all’esterno.

–      INCLUSIVA, deve cioè diffondersi in modo orizzontale e vada oltre la singola organizzazione. Più entità con partecipazione attiva nel processo. 

La strategia digitale deve partire ovviamente dalla consapevolezza della nuova economia in cui siamo – una digital economy in cui centrale è l’esperienza -, possiamo delineare una digital strategy utile a costruire futuro per le aziende e per la società. 

Perché sono essenziali i processi, le persone e la tecnologia nella trasformazione digitale

Indubbiamente un elemento fondamentale sono le persone. Sono queste che, attraverso una volontà condivisa, abilitano il processo di trasformazionee sono le persone che, coinvolte continuamente, attivano i processi volti al miglioramento. Lato mercato, poi, sono le persone (utenti) che usufruiscono spesso della trasformazione digitale. Pensiamo per esempio alla mobilità (car-sharing) o al food delivery. In tal senso assume rilevanza il concetto di user centricity che riguarda il marketing e quindi il business: l’utente al centro, il consumatore come focus principale di ogni attività di trasformazione digitale orientata al mercato. 

Un’altra componente importante sono i processi che governano la produzione del valore contribuendo a renderlo riproducibile, misurabile e in qualche modo anche indipendente dalle persone stesse. L’industria 4.0 è un approccio produttivo e organizzativo che porta a una gestione della catena del valore industriale automatizzata, integrata e interconnessa. Parlare di industria 4.0 vuol dire parlare di robot, ma anche forza lavoro qualificata, metodi innovativi, efficienza, automazione, qualità. 

La tecnologia, elemento imprescindibile per abilitare i processi digitali, oggi influenza e supporta la modalità con cui avvengono e si sviluppano le relazioni tra le persone, tra persone e macchine e tra macchine e macchine. La tecnologia ha cambiato anche il modo di lavorare e quindi ha influito in modo diretto (ma anche indiretto) sul ciclo del prodotto. Pensiamo a piattaforme collaborative, la co-progettazione, l’open innovation. Qualche esempio: firma digitale, automazione sulla supply chain, marketing automation, fintech, wearable device, la tecnologia applicata alla medicina. 

Gestendo in maniera organica questi tre asset (persone, processi e tecnologie), si possono creare nuove forme di valore per tutto l’intero sistema e, dove serve, modificare quelle esistenti. 

L’ecosistema diventa quindi il nuovo campo da gioco per le organizzazioni che, in cerca di rilevanza digitale, devono tenere sempre in mente il delicato equilibrio all’interno del quale si muovono, vista la trasparenza delle informazioni e la partecipazione delle persone alla definizione del successo di un prodotto.